Inserito da: Rocco | 22 Giugno 2007

Coppia aperta. Anzi semi aperta

“A che pensi?”
“Al mio compagno…”
Ebbi un moto improvviso che mi proiettò in un’acrobazia che nemmeno immaginavo di poter compiere. Mi venne in mente quando nell’ora di ginnastica mi negavo a tutte le attività sportive con le scuse più improbabili. In fondo non ci ero portato per l’atletica. Sollevai la gamba destra che fino ad allora cavalcava cingendo i fianchi di Marco, la passai velocemente sulla sua testa. Nello stesso istante avevo allargato la sinistra allontanandola dalla sua natica. Unì le gambe e mi misi in piedi. Beh! quello che ci voleva era un bell’applauso. Stavo per farmelo, e forse avrei anche fatto un inchino per ringraziare. Ma ero troppo frastornato da quella affermazione per dare troppo peso al balzo felino e al momento di gloria.
“Come compagno? cazzo! me lo potevi dire! non mi sarei spinto tanto!”
E invece Marco, con serafica tranquillità, quasi a voler sedare i miei rimorsi o sensi di colpa o qualunque cosa fossero intervenne in soccorso di quel tumulto.
“ma no… tranquillo. E’ tutto ok…”
Come poteva essere tutto ok? Come poteva essere così sereno… Mille pensieri attraversarono la mia mente, mille domande. E come spesso accade fu proprio la più stupida a venire fuori. O almeno lo pensavo mentre le labbra la scandivano.
“Ma lui lo sa che tu sei qui, voglio dire qui con me?”
“Certo che lo sa! cosa credevi?!?”.
Rispose senza perdere quel candore, quella innocente genuinità che mi fece realizzare che in fondo la domanda non era così stupida come mi era sembrata fino a qualche attimo prima. A quel punto, quasi avessi vissuto questo tipo di relazione fino al giorno prima, come se mangiassi a merenda pane e corna invece di pane e nutella, mi riempì i polmoni per darmi un tono ma lo facevo per darmi coraggio e con voce sicura di chi ha appena avuto una illuminazione geniale esplosi:
“Ah! siete una coppia aperta”.
E Marco non perse l’occasione per correggermi, scivolando su se stesso. “No… cioè si… cioè semiaperta”.

Coppia semi aperta? Sapevo cosa sono le coppie aperte. Semi aperta. Cioè aperta a metà. Nel senso che uno tromba e l’altro no? No, questa ipotesi è sicuramente da scartare. Ma perchè devono venirmi in mente le cose più insensate? Che cavolo centra l’olio di semi con la coppia semi aperta? Vabbè, di semi si tratta. Uffa! per fortuna che Marco notato il mio imbarazzo ci tenne ad illuminarmi sulle arachidi, anzi sui semi.
“Ci siamo posti dei limiti. Voglio dire che certe cose non le facciamo con gli altri. Per questo…”
“…si infatti, lo avevo notato che eri rigido quando mi avvicinavo un po’ troppo alle tue labbra”. E che fosse rigido lo avevo notato davvero.

Marco, due occhi verdi che mi avevano fatto impazzire già da quando ci eravamo visti la prima volta due anni fa. E muscoli di acciaio. Non era piaciuto solo a me. Anche Vito, che già lo conosceva, ci sbavava un bel po’ dietro. Anzi, secondo me lui avrebbe voluto fidanzarsi con lui. Marco. Ricorreva spesso nelle nostre chiacchierate. Ogni occasione, ogni battuta era buona per metterlo in mezzo. Mai, allora, mi sarei immaginato di ritrovarlo… insomma di farci sesso (si può dire di aver fatto sesso anche per una pomiciatina?).

Il suo restare rigido mi aveva inizialmente infastidito. Mi ero fatta una idea tutta mia della situazione. Marco, il bel Marco, voleva essere la star di quella sera. E il fatto che fossimo finiti tra le lenzuola di uno squallido alberghetto, non doveva minimamente offuscare la sua divinità. Era lì, in attesa di reverenziali servigi, che ovviamente non arrivavano. Era come se fosse alla fermata dell’autobus, ad aspettare un bus che tardava già da un po’. Si metteva in piedi. Cambiava posizione. Ora si accomodava. Ora si alzava di nuovo. Ora veniva a cercarmi per poi allontanarmi dopo qualche minuto.

Mi fece tenerezza quando mi confessò che subiva quella situazione. Mi fecero tenerezza i suoi occhi che da seducenti si fecero dolcissimi.
“Sai, io inizialmente non la accettavo questa situazione. Il primo anno eravamo assolutamente fedeli l’uno all’altro. Ma poi… è nella sua natura. E’ fatto così. Ha bisogno di divertirsi con altri corpi. Non è così semplice come te lo sto spiegando”.
In quel momento fui pervaso da un senso di tristezza. Pensavo a quante sere, quante urla, quante lacrime erano passate prima che quei due raggiungessero questo equilibrio. Un rapporto strano il loro. Nè una porta serrata. Nemmeno spalancata. Una porta socchiusa. Quella delle loro emozioni che filtravano di sbiego dalla fessura. Ma in fondo, chi ero io per giudicarli.

Lo abbracciai, d’istinto. Un abbraccio fraterno. Lo tenni stretto tra le braccia qualche lunghissimo secondo e poi liberandolo dalla morsa, gli diedi un bacio sulla fronte. Il bacio di un padre al figlio. O forse più quello di una mamma. Ci sentivamo molto vicini. Sentivo la mia anima accarezzare e cullare la sua. Alla fine feci quello che avrebbe fatto qualsiasi buon genitore. Quello che era giusto fare. Lo lasciai andare, senza provare a convincerlo che forse meritava di non subire quella situazione. Che, se aveva deciso di cercarsi dei corpi, perchè tanto anche “lui” lo faceva forse avrebbe dovuto riconsiderare il concetto di Amore. Forse in quel momento lo amai davvero.

Si rivestì, aprì la porta lasciando intravedere la luce che filtrava dall’esterno. Si voltò e con il suo sorriso dolce e triste allo stesso tempo mi disse: “Hai visto? non è successo niente. Non ci siamo neanche baciati”.
“Già. Peccato.” risposi, quando ormai Marco era già fuori della porta.


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