«Facciamo la doccia insieme.» Facciamo la doccia insieme. Col costume naturalmente, perché a spogliarsi uno davanti all’altro ci vergognavamo moltissimo. Eravamo contentissimi e allegrissimi, quel giorno. Non facevamo che scherzare e ridere. E sotto la doccia abbiamo cominciato a schizzarci e sputarci acqua addosso. Poi a fare la lotta. Facendo la lotta mi è spuntata fuori la punta del pisello. Lui come scherzando me la ha acchiappata. E io sempre scherzando gli ho preso il suo e lo tiravo. E per un po’ abbiamo continuato a fare la lotta e a tirarci il pisello, e a tutti e due è diventato duro, ed eravamo sempre più eccitati, e un po’ alla volta abbiamo smesso di fare la lotta e siamo rimasti avvinghiati con in mano il cosa dell’altro continuando a tirarcelo, poi a fare su e giù sempre più in fretta. E siamo venuti insieme. Però il guaio è che non è finita qui. Perché se fosse solo questo in fondo non me ne importerebbe tanto, non me ne fregherebbe più niente. È la cosa della sera che mi strasturba. Perché poi ci siamo rivestiti, senza dir niente ma neanche troppo strippati, siamo andati a cena, abbiamo guardato la TV. Forse tutti e due continuando a pensare a quello che era successo. Io sicuramente. Poi siamo andati nella nostra stanza per andare a letto. Chiacchieravamo del più e del meno e intanto ci spogliavamo così, sempre perché ci vergognavamo. Lui era in mutande seduto sul letto e io, eh sì io, gli sono andato vicino e ho messo la mano sul fagotto. Poi gli ho tirato un po’ giù le mutande e l’ho preso in mano e ho cominciato a fare. Siccome lui non si muoveva gli ho preso la mano e l’ho infilata dentro le mie mutande, attorno al mio coso. E lui ha cominciato a muoverla. Era un ragazzino biondo molto dolce, che mi stava un po’ sotto, nel senso che mi dava molto retta a scuola e fuori decidevo sempre io cosa fare. E insomma forse proprio perché era così dolce mentre ci facevamo la nostra brava pippetta a me è venuta in mente una cosa che avevo visto su una rivista, e con la mano libera gli ho preso la testa, l’ho carezzata un po’, poi l’ho spinta contro il mio petto e poi più giù. E lui ha capito cosa volevo, ha esitato un po’ ma poi l’ha preso in bocca, proprio un momento prima che venissi. E ha continuato a tenerlo anche dopo, mentre io continuavo con lui e intanto gli carezzavo la testa. Poi è venuto e siamo andati a letto senza una parola.
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